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“IN UN CIELO POPOLATO DI DEI” - L'India di Luca Schettino PDF Stampa E-mail
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Le interviste di MP - Cinema
Scritto da Gabriella Rotondi   
Mercoledì 03 Febbraio 2010 20:11

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“IN UN CIELO POPOLATO DI DEI”, o forse ancora sotto un cielo popolato di dèi, vi è una ricchezza intangibile dal sapore agrodolce di spezie, dai colori forti ma

tristi, sbiaditi di una stoffa, dagli odori…quelli che ti pizzicano fin sul naso… dei riti sacri.

 

 

Una ricchezza intangibile, una povertà concreta. Un luogo dove piccoli frammenti di occidente inquinano qualche angolo della strada, dove il suono delle risate dei bambini si mescola al verso degli animali sacri liberi tra le persone, dove Religione vuol dire vita, corpo, anima…

Questo luogo è l’India, che Luca Schettino ha portato fino a noi.

Classe ’83 e autodidatta dell’analogico per tanti anni, con l'avvento del digitale Luca si diploma nel 2008 in una Scuola di Fotografia di Napoli intenzionato a sfruttare al massimo l'enorme e spesso inutilizzato potenziale del digital imaging.

Dopo suoi importanti lavori, come “Le Città Invisibili”, “Che C’entra il ’68?”, “Latte +”,  l’ esposizione permanente di alcuni suoi vivacissimi scatti nel Parco “Tiziana Miccio” di Pompei, e tanti altri ancora, il 28 Gennaio al Palazzetto del Mare di Castellammare di Stabia, Luca Schettino ha mostrato il suo ultimo meraviglioso lavoro: “In un cielo popolato di dèi”.

I suoi scatti sono stati accompagnati dalle magnifiche parole di Laura Casulli, compagna di viaggio e coautrice della mostra, che come un rito di iniziazione prepara i nostri occhi e la nostra anima a scrutare gli istanti rubati, osservare gli sguardi dei ritratti e andare oltre l’immagine statica.

 

 


 

India: quando e come nasce questo tuo nuovo progetto?

Tuffaut diceva che “il mondo è dei curiosi di professione”, e credo proprio che l’essenza della professione di fotografo sia quella di lasciarsi incuriosire; in questo senso ogni progetto si può definire un viaggio, che lo sia stato materialmente o no. L’india nasce come nasce per me ogni progetto: dalla curiosità. Dal tentativo di trovare un mio puntodi vista all’interno di un orizzonte per certi versi sempre più inflazionato. Così a settembre 2009 sono partito verso questa terra con l’intento di mettere in atto quella che è l’esse nza della mia professione: semplicemente raccontare una storia dal mio punto di vista

 

Da questi tuoi scatti è evidente la fuga da ogni tipo di contaminazione occidentale: alla ricerca di quel “quid” in più, o di uno stile completamente nuovo?

luca01.jpg

Non credo che le due cose si annullino a vicenda. Il mio è stato un viaggio eterogeneo, ho visitato grandi città inevitabilmente contaminate di occidente, e piccoli villaggi in cui la macchina fotografica era un’assoluta novità, in cui quindi quel famoso “quid” poteva essere colto in ogni sguardo. Piuttosto quello che l’India ha mostrato è un continuo reflusso tra tradizione e modernità: è come se lo sguardo mettesse a fuoco alternatamente prima l’una e poi l’altra. L’intento di questi scatti è stato proprio quello di riportare questa sensazione.


Viaggio del tuo corpo, della tua fedele macchina fotografica, della tua mente… la tua Anima che collocazione trova?

Ancora una volta devo parlare di integrazione di aspetti. Ammesso che l’anima possa avere una collocazione diversa, credo proprio che l’India tenti di trasmettere il messaggio opposto: è possibile se lo si vuole, trovare ovunque uno spazio per l’anima. Un ragazzo indiano mi ha raccontato che suo padre, professore di Economia all’università, un uomo che ha viaggiato, che si è lasciato contaminare da altri mondi, lavora quanto basta per guadagnare tanto da mantenere la sua famiglia e poi passa la giornata a pregare. Anima, corpo, macchina fotografica occupano tutte un unico spazio, essenziale, vitale.

 

“Ritratti” contro “Scatti Rubati”…. Cosa ci parla di più di questo popolo?

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Entrambi. In un progetto fotografico ampio entrambi gli stili hanno la possibilità di raccontare di un popolo, di un luogo, di vita.  Non credo esista una contrapposizione né l’impossibilità che coesistano nello stesso lavoro. Il discrimine tra i due è spesso la possibilità che il fotografo ha di interagire con i soggetti ripresi o la necessità di “cogliere l’attimo”.

 

 


Osservando i tuoi scatti non ho potuto fare a meno di notare un elemento particolarmente “forte “ per un occhio occidentale: una svastica sull’uscio di una porta. Che simbologia ha in Oriente?

Non posso negare di essere stato colpito anche io la prima volta che l’ho vista all’inizio del viaggio.  Come molti d’altronde assimilavo la svastica solo all’utilizzo fatto dalla Germania nazista. Mi è stato poi spiegato che la svastica è un simbolo portafortuna fin dalla preistoria. Il suo simbolismo affonda le radici nelle più antiche civiltà mesopotamiche e iraniche. Religioni come l’Induismo, il Buddismo e il Gianismo considerano ancora oggi la svastica come simbolo sacro, di augurio e di fortuna. In India è frequente trovarla sulle porte delle case, nei locali commerciali e nei templi anche come motivo ornamentale così come la figura di Ganesha, divinità invocata in quanto signore del buon auspicio.


Il Piccolo Principe affermava :“L’essenziale è invisibile agli occhi”. Dopo questa importante esperienza, come  interpreti questa frase?

imm_03.jpgE’ sicuramente così per molte cose,per quanto riguarda l’india lo è ancora di più. Quello che mi premeva dire è proprio che i miei scatti non sono un tentativo di spiegare nulla, non hanno la presunzione di esaurire la conoscenza di un paese né tantomeno di un popolo o della sua cultura. La conoscenza che l’india mi ha donato è piuttosto un’intuizione, e tanto quanto, per definizione, essa è inspiegabile a parole, lo è altrettanto per immagini, se non appunto come sentore.

 


Come pensi abbia accolto questa tua iniziativa la tua città natale?

La serata ha avuto una partecipazione importante. Do parte del merito di queste adesioni alla facilità con cui oggi è possibile, tramite canali telematici come facebook, arrivare a tante persone con un messaggio. E’ ovvio che questo messaggio ha generato interesse. Castellammare è una città attenta a questo tipo di iniziative e piena di giovani artisti nel campo delle arti visive, della musica e dello spettacolo e tal proposito vorrei ricordare che la mostra è stata accompagnata musicalmente dal maestro Catello Tucci al violoncello e da Gerardo Attanasio alla chitarra e alla voce che hanno impreziosito la serata con il loro talento.


16 Dicembre, Napoli per la cena sociale organizzata dalla Comunità Alloggio Namaskar.        28 Gennaio, Castellammare di Stabia  al Palazzetto del Mare …prossima tappa di questa mostra?

La mostra verrà ripresentata verso Pasqua al Marianiello Jazz Caffè di Piano di Sorrento, un locale diurno e notturno dove da sempre progetti fotografici molto interessanti trovano spazio grazie all’attenzione e alla gentile disponibilità  del gestore Nello Russo. La mostra sarà visibile per alcune settimane. In contemporanea è stato aperto un sito internet dedicato che fra qualche settimana ospiterà l’intero lavoro permettendo la visione di tutte le foto con testi inediti.


 

… il tuo prossimo progetto?

Restare una persona curiosa.

 

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Per maggiori info sull'autore e sulla mostra:

www.lucaschettinostudio.com

www.inuncielopopolatodidei.it

 

 

 


 

 


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