Dalla creazione di tutto da nulla (come per gli effetti speciale di “Avatar”), alla creazione del nulla….dal nulla.
Una descrizione del film sotto un lato tecnico porterebbe a finire presto gli argomenti.
Il NULLA propostoci, se non fosse che è già stato visto e rivisto e rivisto e rivisto, probabilmente avrebbe avuto un altro effetto. L’intuibilità delle storia, delle scene, del finale porta una osservazione del film dai caratteri ben poco interessanti. Se non fosse che il pubblico è stato ben istruito prima della sua visione, nelle sale si sarebbe verificato solo un susseguirsi di sbadigli.
Nonostante tutto credo che riesca bene a far crescere l'angoscia e a trasmettere l'ansia, fa il suo sporco lavoro di film di genere senza alcuno spiraglio di originalità o innovazione. Del resto i mezzi che hanno reso possibile questo film sono gli stessi di The Blair Witch Project, cioè una telecamera e due o tre attori. E si vede.
L’aura mediatica di Paranormal Activity, predispone il pubblico ad una sorta di patto che mette da parte le convenzioni di fruizione di un film, al punto che, a forza di sottrarre, lo spettatore si pone alla pellicola con lo sguardo di un curioso ad un festival di registi emergenti, e non di spettatore di un film a tutti gli effetti (almeno così vuole essere spacciato).



A questo punto il problema non è il “trucco dei meccanismi di sottrazione” usato dal regista, quanto il fatto che, a furia di sottrarre, lo spettatore finisce per aspettarsi troppo poco. Tensioni, spaventi, anche se terra-terra ci sono , ma poi?
Metti insieme una coppia tutta “casa-uncinetto-pc”, un sensitivo, un’amica insensata (chi non andrebbe a trovare un’amica in una casa posseduta?), un po’ di buio , qualche rumore, una Sony FX1…e farai paura all’America.
Un’assurda impalcatura di cose anche un po’ insensate (come la testardaggine del protagonista che sfida l’Entità da bulletto di turno) utilizzata come pretesto, perchè la cosa importante è che lo spettatore stia lì in quella camera, che faccia il guardone, e se si spaventa di qualcosa….beh, è stata soltanto colpa del suo "voyeurismo".
Dalla “tensione” di eventi assurdi (“prima le chiavi erano lì e ora sono a terra!”…che paura.), al doppiaggio in Italiano altamente recitato e quindi scadente per questo genere di film, la concentrazione dello spettatore è messa a dura prova. Deve tener duro e nonostante tutto deve cercare di non farsi distrarre da questi particolari, riflettendo soltanto su ciò che non vede e averne paura.
Sicuramente è un film “fatto-in-casa” e da tale anche la sua visione dovrebbe avvenire in ambienti casalinghi. La proiezione sul grande schermo annulla quasi totalmente ogni sensazione di coinvolgimento con la pellicola.
Allora ci si concentra sul finale, quel tanto decantato finale generato dalla mente di un grande regista come Spielberg. Quando poi ti ritrovi innanzi al remake di uno di quei filmati visti e rivisti in rete (“accendi le casse, guarda che bel prato fiorito, che relax….BU!) sgrani gli occhi e ti chiedi: Perché lui ha investito 15.000 dollari e ne ha guadagnati più cento milioni, e io invece ho perso 7 euro?