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Shutter Island - Scorsese e Di Caprio a Roma PDF Stampa E-mail
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Cinema - Recensioni
Scritto da Rosario Acanfora   
Martedì 09 Febbraio 2010 09:19

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Prima di presentare Shutter Island al prossimo Festival di Berlino, spasmodicamente attesi dalla stampa internazionale e dal pubblico tedesco, Leonardo Di Caprio e Martin Scorsese hanno fatto tappa a Roma, dove hanno prestato volentieri il fianco ai giornalisti, incuriositi da questa incursione da parte del regista di Gangs of New York nel genere thriller/horror. A chi paragonava il suo nuovo lavoro a una pellicola di Fritz Lang o Samuel Fuller, Scorsese ha risposto sornionamente: "Proprio non mi sento all'altezza di quei maestri, anche se devo ammettere che in Shutter Island ci sono diversi riferimenti al cinema tedesco e americano degli anni Quaranta e Cinquanta... Billy Wilder, innanzitutto, ma anche Otto Preminger, di cui ammiro un film intitolato Vertigine che ho fatto vedere ai miei attori e alla troupe. Giocare con tutte queste citazioni è stato divertente, anzi, è stata l'unica parte divertente dell'intero processo, perchè mi sono spesso scoraggiato... mi è capitato di trovarmi insieme ai miei attori e di non sapere quale direzione prendere o cosa efettivamente stessimo cercando".

Anche se visivamente Shutter Island ricorda tanti grandi autori del passato, compresi Jacques Tourneur e F.W. Murnau, la fonte di sipirazione è squisitamente contemporanea, visto che la sceneggiatrice Laeta Kalogridis ha adattato un appassionante romanzo di Dennis Lehane che ha subito catturato l'attenzione tanto di Scorsese, quanto di Di Caprio. "Mi piaceva l'angoscia che si respira nella storia " - ha spiegato il regista -. "Mi riconosco nella paura e nella paranoia che vengono descritte. Sono cresciuto a New York, e ricordo gli anni Cinquanta... quell'atmosfera inquentante, di pericolo incombente... farà sempre parte della mia vita".

Colpito dal mélange di generi che caratterizza Shutter Island, che strizza l'occhio perfino al gotico, Leonardo di Caprio si è innamorato di un personaggio (il suo poliziotto Teddy Daniels) che giudica interessante perché colpito da un trauma e perciò incapace di sostenere una verità che fa troppo male. "Teddy ha sperimentato il dolore, la tragedia, la perdita, e quindi risponde con la rabbia, la violenza. Fa parte di quella fitta schiera di personaggi di Scorsese che mi hanno affascinato fin da piccolo ... i protagonisti di Taxi Driver e Toro scatenato, per esempio. Hanno sperimentato la sofferenza e non possono fare altro che tirarla fuori, rivolgerla verso l'esterno. Per me sono degli eroi e sono il motivo per cui, fin da bambino, ho desiderato fare l'attore".

L'altro attore-feticcio di Scorsese, e cioè Robert De Niro, è dunque una delle ragioni per cui Di Caprio ha scelto il cinema. "De Niro, James Dean e Montgomery Clift e i loro personaggi tormentati e cupi mi hanno spinto a impegnarmi e a studiare, nella speranza di potere anch'io, un giorno, fare qualcosa di buono. E' un desiderio che mi accompagna sempre, una sete che non si estingue mai, ogni volta che interpreto un ruolo, sento che non sarò mai alla loro altezza, mi sembra di essere inadeguato, ma anche questo è un lato del mio lavoro che amo".

In molti dei suoi fim, Martin Scorsese parla la lingua della violenza, che in questo caso non è violenza di strada, ma il male che deriva dalla follia, dalla malattia mentale. "Qui, come ha detto Leo, la violenza nasce dalla sofferenza. Leggendo il libro di Lehane mi sono chiesto: chi siamo noi come esseri umani? Siamo tutti destinati a fare del male al prossimo? C'è violenza dentro ognuno di noi? E se scoppia, come facciamo ad arginarla?" Sono domande fondamentali, a cui il regista non può dare una risposta. Si limita a sollevarle, rendendole vere perchè affidate a personaggi che sono credibili grazie a interpreti straordinari. "Martin ci investe di una grandissima responsabilità - ha spiegato a questo proposito Di Caprio. - Ci affida il compito di portare bavanti la narrazione con il maggior realismo possibile. Non ci mette in discussione, ci dà completa fiducia, permetterndoci di andare sempre più in profondità. Pochi registi si comportano così con gli attori".

Emozionato per i complimenti ricevuti, anche Scorsese ha avuto parole di lode per Di Caprio. "Lavorando con lui in The Aviator e in The Departed, mi sono reso conto di avere di fronte una persona capace di esplorare i meandri della mente umana, ed è per questo che non poteva che essere lui il protagonista di Shutter Island. E' diverso da De Niro, che è neworchese, più adulto e ha il mio stesso background. E poi oggi Hollywood è cambiata. Leonardo è giovane, vive a Los Angeles, ma in lui riconosco qualcosa della grinta di Bob".

Un incontro con Leonardo Di Caprio non poteva finire senza un'accenno ai problemi dell'ambiente, a cui l'attore è sempre molto sensibile. "Credo che le cose abbiano davvero cominciato a cambiare" ha detto - "quando è uscito il documentario di Al Gore Una scomoda verità. Solo allora l'opinione pubblica ha veramente iniziato a prestare attenzione a ciò che gli ambientalisti andavano dicendo da decenni. Credo che la strada da fare sia ancora lunga. Io cerco di dare il mio contributo, anche economico, e credo che il progresso economico della nostra nazione sia fondamentale, perchè può permettere alle tecnolgie verdi di andare avanti".

 

 

 

 

 

 

Fonte www.comingsoon.it

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Rosario Acanfora, un autore di MagazinePragma.it, con noi da Martedì 28 Aprile 2009.

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